Il Mare Colore del Vino

Sabato pomeriggio. Cielo sereno e neanche una nuvola all’orizzonte. Temperatura esterna 22° .

Tutto normale se abiti in Sicilia ed è novembre. Una giornata perfetta, dunque, per prendere la macchina e
“scendere a mare”.

Si dice che per un isolano il mare sia tutto. E per un siciliano il mare cos è? Credo che sia la proiezione di se
stessi.

U sicilianu va al mare da maggio a settembre. Se a giugno è ancora “bianco bianco” diventa quasi
un’offesa.

U sicilianu va al mare per risolvere le questioni importanti perché “l’aria di lu mari ti apri la menti” ( perché
l’aria del mare ti apre la mente).

U sicilianu va al mare per rimanere in silenzio. Un silenzio parlante. Un silenzio comprensibile solo alle onde
che sbattono contro gli scogli.

Questo silenzio si fa più assordante quando giunge l’ora del tramonto e in certe giornate il mare si colora
dello stesso colore del vino.

Questo silenzio e questo mare color del vino li conosceva bene anche Leonardo Sciascia e proprio lui era
solito affermare che:
<<La nostra giornata è fatta, come tutta la vita, di misteriose rispondenze, di sottili collegamenti.>>

Egli nel 1973 tentò di dare un ordine ad alcuni temi che, per un motivo o per un altro, si collegano fra loro,
al mare … a lu sicilianu.

In quell’anno Sciascia pubblicò la sua seconda raccolta di racconti intitolata “Il mare color del vino”.
Il titolo è silenziosamente spiegato dal racconto omonimo presente nel piccolo volume:
un bambino molto sveglio, iperattivo e anche un po’ maleducato, paragona il mare di Taormina al vino.

Lui,insieme a una giovane ragazza,nota delle venature rossastre che si mescolavano fra le onde di un mare
parzialmente calmo.

E’ la magia del tramonto. Un tramonto rosso, invadente … unico nel suo genere.

L’espressione Il mare color del vino non è in realtà un’invenzione di Sciascia, ma si rifà ai poemi omerici in
cui spesso ricorre questa formula che conferisce al mare il carattere deciso proprio del vino.

Nasce così un forte legame tra i lirici greci e la letteratura moderna, tra il viaggio presente nell’omonimo racconto e il vino.

Il piccolo volume è una selezione di racconti scritti tra il 1959 e il 1972. Lo scrittore cercò di metterli
nell’ordine in cui sono stati scritti. Ma perché pubblicare una raccolta di racconti?

La risposta ci viene spiegata dallo stesso Sciascia che rispose così in un’intervista:
<<… perché pubblico questi racconti? Ecco: perché mi pare di aver messo assieme una
specie di sommario della mia attività fino ad ora […]; e che tra il primo e l’ultimo di questi
racconti si stabilisce come una circolarità: una circolarità che non è quella del cane che si
morde la coda>>.

Sono tredici racconti di carattere storico dove si collocano testi che toccano temi che vanno
dal folklore di origine arabo-sicula alla mafia, dal giallo alla passione politica che fa da di
contrappeso a certa religiosità popolare, dalla Sicilia vista dagli occhi di un settentrionale
all’amore.

Sabato tardo pomeriggio. Cielo rossastro e neanche una nuvola all’orizzonte.
Non mi rimane altro che rimanere in silenzio e ammirare questo mare color del vino.

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